IL PROGETTO 2017

FESTIVAL DELLA SCIENZA MEDICA
Fra Innovazione e tradizione

Bologna, 20-23 Aprile 2017

Innovazione e tradizione nella scienza biomedica
Una tensione essenziale

 

La medicina è un “insieme di scienze applicate in evoluzione”, secondo una famosa definizione dello storico ed epistemologo delle scienze biomediche Georges Canguilhem, condivisa da Mirko Grmek e dai più qualificati filosofi della medicina del XX° secolo. L’idea implica che la trasformazione della medicina in qualcosa che ha a che fare con la scienza ha avuto luogo solo a partire dalla seconda metà dell’Ottocento. Prima la medicina era una pratica e poco più. La definizione, per altro, supera i luoghi comuni sulla sua natura: se cioè si tratti di un’arte, come i clinici hanno frequentemente pensato richiamandosi all’importanza dell’esperienza e della creatività diagnostica del singolo medico, o di una scienza, come invece hanno rivendicato i fisiopatologi, richiamandosi all’uso indispensabile delle scienze di base e della ricerca sperimentale per scoprire le cause delle malattie.

La storia della medicina, negli ultimi centocinquant’anni circa, è stata caratterizzata da una tensione collaborativa tra innovazione e tradizione, che per decenni ha avuto luogo seguendo, quasi naturalmente, il tempo delle generazioni, e che ha assunto recentemente invece, nei nostri tempi, connotati fortemente intra-generazionali. Accade che l’innovazione, sulla spinta degli incessanti avanzamenti delle scienze di base e delle ricadute applicative che questi trovano in campo clinico, abbia luogo in tempi sempre più rapidi, così trasformando quella essenziale tensione da collaborativa in confronto, quasi oppositivo. Al punto da permettere il diffondersi di un’idea, che permea anche all’interno del mondo medico, per cui la medicina sarebbe diventata troppo scientifica o tecnologica; ovvero che avrebbe perso di vista il malato come persona. In una parola, che avrebbe perso di umanità.

Non è così. In realtà, la percezione negativa della tensione tra innovazione e tradizione è fuorviante. Quello che sta accadendo oggi nella medicina, grazie ai progressi scientifici e tecnologici, è una valorizzazione e comprensione di quanto di meglio era stato conquistato dalla medicina prima della sua trasformazione scientifica. Una valorizzazione e migliore comprensione della tradizione.

Al ricomporsi di questa tensione essenziale tra innovazione e tradizione è dedicata la terza edizione del Festival della Scienza Medica di Bologna. Come da acquisita tradizione, numerosi saranno i contributi utili a illustrare come gli avanzamenti scientifici e tecnologici risultino rilevanti anche al fine di recuperare il valore delle dimensioni psicologiche del rapporto medico-paziente, della personalizzazione delle cure, di un paternalismo non autoritario, del ruolo educativo della cultura-medico sanitaria, etc. Non mancherà lo scavo archeologico nelle pratiche del passato, tra le più o meno antiche scoperte e spiegazioni che riguardano la malattia e la medicina. Saranno ripercorsi i tragitti che hanno imposto al pensiero biomedico di riorganizzare intellettualmente le strategie di intervento in aiuto dei pazienti, per arrivare alle scoperte e innovazioni del presente.

Si tratta di un tema, questo della terza edizione del Festival della Scienza Medica, socialmente e culturalmente sentito e molto discusso. Da una parte, infatti, la pressione che proviene dalla ricerca di base e dalla domanda di salute, genera specifiche dinamiche di mercato, per cambiare costantemente e in senso migliorativo le tecnologie diagnostiche o le terapie mediche. Dall’altra, si assiste alla rivendicazione, quasi un tentativo di difendersi proteggendoli, di alcuni valori tradizionali, tipicamente sul piano del rapporto medico-paziente, valori che si pensano minacciati dalla dimensione disumanizzante dell’innovazione tecnologica.

Vorremmo dimostrare, con la terza edizione del Festival della Scienza Medica, che non c’è contraddizione tra innovazione e tradizione, quando il problema è discusso in una prospettiva culturalmente coerente. La prospettiva che Bologna Medicina offre al dibattito pubblico.

Gilberto Corbellini e Pino Donghi