LE SEDI 2016

PALAZZO FAVA. PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI
(via Manzoni, 2)

Palazzo Fava

Allestito da Michele De Lucchi, è dal 2011 sede regolare di esposizioni temporanee. Nei suoi spazi sono realizzate mostre di opere appartenenti alla Fondazione Carisbo e di opere provenienti da altre importanti collezioni pubbliche e private.
Le origini di Palazzo Fava risalgono all’età medievale, ma la struttura attuale prende forma durante il Rinascimento, con i lavori di restauro voluti dalla famiglia Fava, che ne entra in possesso nel 1546. Sempre a quegli anni risale l’intervento dei Carracci: nel 1584, Filippo Fava dà incarico a Ludovico, Agostino e Annibale di affrescare il salone e le stanze al piano nobile.
Ancora di proprietà del conte Alessandro Fava-Ghisilieri agli inizi del Novecento, il palazzo nel 2007  viene acquistato dalla Fondazione Carisbo, che lo restaura e lo riconsegna alla città nel gennaio 2011 come Palazzo delle Esposizioni.
La rappresentazione del mito di Giasone e Medea, nel salone del piano nobile, costituisce il primo e forse più importante ciclo d’affreschi della carriera dei Carracci: 18 scene ispirate alle gesta dell’eroe Giasone si succedono lungo le quattro pareti raccontandone le imprese dalla giovinezza al viaggio degli Argonauti, dalle avventure in Colchide fino agli eventi in Iolco. Particolarmente suggestiva è la scena Gli incanti di Medea, dove la maga si purifica al ruscello sotto i raggi della luna, definita da Andrea Emiliani «il primo nudo moderno della storia dell’arte». Successivamente, sempre al primo piano del palazzo, Ludovico Carracci dipinge tra il 1587 e il 1588 anche una delle quattro sale dell’Eneide, illustrando i libri II e III del poema virgiliano. Le restanti sale sono decorate da Bartolomeo Cesi e da alcuni allievi dei Carracci, in particolare da Francesco Albani.
Animato e giovane, il Café Letterario Carracci Fava, situato al piano terra, è interamente arredato con mobili dei principali esponenti del migliore design italiano, come Michele De Lucchi, Alessandro Mendini, Achille Castiglioni. Si segnala, nella volta di uno dei suoi ambienti, la pittura murale Volo di angeli del giovane Donato Creti.

SAN COLOMBANO. COLLEZIONE TAGLIAVINI
(via Parigi, 5)

San Colombano

Acquistato dalla Fondazione Carisbo nel 2005, è un complesso chiesastico costituito da una serie di edifici aggregati nei secoli.
Il nucleo più antico è la chiesa, che, secondo la tradizione, è stata voluta dal vescovo di Bologna Pietro I nel 610 circa. L’interno, a tre navate, ospita due affreschi di scuola bolognese del xv secolo entrambi raffiguranti la Madonna in trono col Bambino. Risale invece al 1591 la costruzione dell’adiacente cappella della Madonna dell’Orazione, dedicata al culto di un’immagine della Vergine dipinta nel 1399 dal bolognese Lippo di Dalmasio. Nel corso dei lavori di restauro promossi dalla Fondazione Carisbo sono stati riportati alla luce una sepoltura del xiii secolo e soprattutto una crocifissione duecentesca, definitivamente attribuita a Giunta Pisano, dipinta sulla parete di una cripta di origine medievale, completamente sepolta e dimenticata da secoli.
Di grande rilievo l’oratorio posto al primo piano, gioiello dell’arte bolognese, dove va in scena quello che lo storico Carlo Cesare Malvasia definì «una gloriosa gara» tra gli allievi dei Carracci: un ciclo di affreschi ispirato alla Passione e al Trionfo di Cristo. In occasione del Giubileo del 1600, la decorazione della stanza fu affidata ai migliori allievi di Ludovico Carracci, primi fra tutti Guido Reni, Domenichino e Francesco Albani.
S. Colombano ospita la collezione di strumenti musicali riunita dal musicista e studioso bolognese Luigi Ferdinando Tagliavini, costituita da una novantina di pezzi, nella maggior parte restaurati e perfettamente funzionanti, che abbracciano molte scuole italiane ed europee in un arco cronologico di cinque secoli: da cimeli cinquecenteschi a strumenti popolari novecenteschi. Prevalgono gli strumenti a tastiera di varie famiglie (dal clavicembalo al pianoforte, dall’organo al clavicordo), molti dei quali sono impreziositi da decorazioni pittoriche. Il ricco calendario di iniziative di S. Colombano prevede visite guidate al complesso e alla collezione musicale, concerti e conferenze. S. Colombano ospita inoltre la biblioteca specializzata del compianto musicologo bolognese Oscar Mischiati.

SANTA MARIA DELLA VITA
(via Clavature, 10)

Santa Maria della Vita

Splendido esempio di barocco bolognese, è un vasto spazio monumentale il cui nucleo originario fu fondato dall’antica confraternita dei Battuti alla fine del Duecento e dedicato al culto della Vergine e all’assistenza dei malati. Il santuario, una chiesa a pianta ellittica dominata da un’imponente cupola disegnata da Antonio Galli Bibiena, custodisce, accanto alla cappella maggiore, il celebre Compianto sul Cristo morto, il gruppo scultoreo composto da sette figure in terracotta, un tempo policrome, a grandezza naturale: la Vergine, le tre Marie, S. Giovanni apostolo e Giuseppe d’Arimatea che piangono sul corpo del Cristo morto. L’opera, realizzata nel 1463 da Niccolò dell’Arca, è considerata da molti studiosi la più importante terracotta del rinascimento italiano ed è costante meta di pellegrini e visitatori toccati da questa drammatica e realistica rappresentazione del dolore. Attiguo al santuario si trova l’oratorio, antica sede della confraternita, che conserva intatto tutto il suo splendore barocco. Qui è custodito il Transito della Vergine di Alfonso Lombardi, opera del 1522, un gruppo scultoreo composto da quindici statue in terracotta, quasi a grandezza naturale, che rappresenta un episodio tratto dai Vangeli apocrifi e dalla Legenda Aurea di Jacopo da Varagine: la conversione dell’ebreo Anania.
Sempre nei locali dell’oratorio, un tempo sede dell’Ospedale della Vita, si trova il Museo della Sanità e dell’Assistenza, dove sono conservati oggetti e paramenti sacri legati alla storia del santuario e della confraternita, nonché oggetti appartenenti all’antico ospedale.

AULA ABSIDALE DI SANTA LUCIA
(via Dè Chiari, 25)

L’ex chiesa di Santa Lucia il cui prospetto, caratterizzato dal fascino del non finito, si affaccia a metà di via Castiglione, è stata inaugurata solennemente nel maggio del 1988, in occasione delle celebrazioni volute dall’allora Rettore Fabio Roversi-Monaco per il Nono Centenario dell’Università di Bologna e che a questo fine l’acquistò e la restaurò per l’Università. Al suo interno hanno trovato posto l’Aula Magna dell’Ateneo bolognese, realizzata nella grande navata centrale, e l’Aula Absidale, situata tra l’abside seicentesca e quella ottocentesca. Contraddistinta da un’imponente spazialità barocca, fu commissionata nel 1623 dai Padri Gesuiti al grande architetto Girolamo Rainaldi che propose quale modello la chiesa del Gesù di Roma. La costruzione si protrasse per anni e terminò soltanto verso la metà dell’Ottocento ad opera dei Barnabiti. Lasciata in stato di abbandono per decenni, la chiesa ha trovato la sua giusta valorizzazione grazie all’intervento dell’Università, che ne ha promosso un restauro, effettuato dall’architetto Roberto Scannavini, attento alle più moderne e avanzate infrastrutture architettoniche e tecnologiche, rendendola una delle più celebri Aule Magne.

ORATORIO DI SAN FILIPPO NERI
(via Manzoni, 5)

Oratorio Filippini

L’Oratorio di San Filippo Neri è un importante contenitore di proprietà della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, che lo acquistò nel 1997 con l’obiettivo di restituirlo alla città come centro di attività culturali. Il restauro, curato dall’architetto Pier Luigi Cervellati, restituisce fedelmente, accanto ai resti originali, ciò che era rimasto di un capolavoro dell’architettura barocca bolognese. All’interno dell’Oratorio si possono ammirare l’architettura di Alfonso Torreggiani, le sculture di Angelo Gabriello Piò (1690-1770), la pala d’altare di Francesco Monti (1685-1768), gli interventi di Fernando Galli Bibiena (1657-1743), le decorazioni e gli stucchi di Carlo Nessi e l’Ecce Homo di Ludovico Carracci (1555-1619). In Oratorio è inoltre presente un organo costruito dall’organaro Marco Fratti, sotto la direzione di Luigi Ferdinando Tagliavini e Oscar Mischiati. L’organo è collocato nella stessa sede che ospitava lo strumento originale andato completamente distrutto nei bombardamenti del 1944.

PALAZZO DELL’ARCHIGINNASIO
Teatro Anatomico
Aula dello Stabat Mater
Aula delle Conferenze Società Medica Chirurgica di Bologna
(piazza Galvani, 1)

Il monumentale palazzo cinquecentesco dell’Archiginnasio è tra i palazzi più significativi di Bologna. Costruito in un solo anno e mezzo tra il 1562 e il 1563, l’edificio delle “nuove scuole”, o Archiginnasio, doveva nell’intenzione del Papa riunire le varie scuole universitarie sparse per la città e dare nuovo lustro agli studi bolognesi, a fronte della concorrenza dei nuovi centri universitari che si andavano affermando in Europa. Il palazzo, che si sviluppa in maniera irregolare su strutture preesistenti, ruota intorno al cortile centrale a doppio ordine di logge, ed è arricchito al suo interno di volte, scaloni, loggiati ed elementi architettonici di grande valore. Due delle sale che ospiteranno gli eventi del Festival della Scienza Medica sono le aule magne originarie, destinate un tempo una agli Artisti e l’altra ai Legisti o Giuristi.

 PORTICO DELLA MORTE
(via Musei, 8)

Portico della Morte

Il Portico della Morte prende il nome dal vicino Ospedale, ora sede del Museo Civico Archeologico. I membri della Compagnia della Morte si prendevano cura dei malati gravi e incurabili ed erano anche i “confortatori” dei condannati a morte. Dal 1931 ha sede sotto il Portico della Morte la libreria Nanni, frequentata anche dal giovane Pier Paolo Pasolini. Qui, già dal 1825, era presente una libreria antiquaria e nel XVIII secolo era attiva la stamperia della Colomba.

AUDITORIUM ENZO BIAGI – SALA BORSA
(piazza del Nettuno, 3)

Auditorium Biagi

L’Auditorium dedicato al noto giornalista Enzo Biagi, che, con i suoi 200 posti, è sede di attività di interesse culturale, conferenze, incontri, convegni, festival e seminari si trova al primo piano interrato della Sala Borsa, una delle più importanti biblioteche della città situata in piazza del Nettuno, cuore pulsante di Bologna fin dall’antichità. Sotto le sue fondamenta sono state rinvenute tracce di insediamenti databili a partire dalla prima età del ferro fino all’epoca romana e alto medievale. La complessa articolazione delle strutture murarie ha portato a identificare nella zona edifici civili e amministrativi tra cui i resti dell’antica basilica, pozzi, fogne e strade, oggi musealizzati e visibili attraverso la pavimentazione in vetro trasparente che contraddistingue la loggia centrale della biblioteca. Da luogo che nell’Ottocento accoglieva commercianti e agricoltori per la contrattazione delle merci la Sala Borsa è stata felicemente trasformato in una “piazza coperta” centro culturale nevralgico per studiosi, turisti, lettori, passanti.

PALAZZO RE ENZO
Salone del Podestà
Sala di Re Enzo
Sala degli Atti
(piazza del Nettuno, 1)

Il Palazzo Re Enzo venne costruito nel Trecento subito dopo il Palazzo Podestà e chiamato inizialmente Palazzo Nuovo per distinguerlo da quest’ultimo, rispetto al quale aveva funzione complementare in quanto doveva accogliere la cospicua partecipazione popolare al governo della città. Divenne poi dimora coatta di Re Enzo di Sardegna, il figlio dell’imperatore Federico II, che, fatto prigioniero in guerra, ivi trascorse 23 anni della sua vita fino alla morte. Il complesso architettonico è stato più volte ristrutturato e modificato e, con i suoi splendidi saloni, è sede di una delle maggiori sedi congressuali della città. Il profilo merlato del Palazzo si affaccia su Piazza Nettuno e testimonia lo splendore della Bologna dell’età comunale.

 TEATRO DUSE
(via Cartoleria, 42)

Teatro Duse

Il Duse è per tradizione il Teatro di Bologna e uno dei più antichi della città. Tra i più importanti teatri di prosa in Italia, ha da sempre legato la propria consolidata tradizione artistica ai più importanti nomi del teatro italiano. La nuova direzione artistica negli ultimi anni ha conferito allo storico palcoscenico un forte rinnovamento e una proposta culturale più ampia e articolata.

ACCADEMIA DELLE BELLE ARTI DI BOLOGNA
(via Belle Arti, 54)

Accademia Belle Arti

L’Accademia di Belle Arti di Bologna si trova nel cuore della zona universitaria. Insieme alla Pinacoteca Nazionale, occupa il complesso della Chiesa di Sant’Ignazio e Noviziato dei Gesuiti, eretto da Alfonso Torreggiani tra il 1728-1735. L’Accademia venne rifondata in età napoleonica e, abbandonata la sede clementina di Palazzo Poggi, fu trasferita in questo edificio conventuale, opportunamente riadattato (la Chiesa di Sant’Ignazio venne trasformata in Aula Magna dell’Accademia dal Presidente Fabio Roversi-Monaco e dal Direttore Mauro Mazzali) è del 1805 la riduzione della cupola). Successivamente fu aggiunta l’ala Collamarini, mentre è recente l’annessione dei moderni locali del Liceo Artistico (ala Irnerio). Nuovi ampliamenti sono stati realizzati negli ultimi anni, nell’opera di complessiva riqualificazione spaziale dell’Accademia di Belle Arti: nel 1997 con la ristrutturazione dell’interrato sono stati aggiunti nuovi spazi espositivi comuni dell’Accademia e della Pinacoteca, denominati “Sale delle Belle Arti”, accanto ai quali è stato aperto il Museo dell’Accademia; insieme all’aula Arcangeli, adibita a lezioni e conferenze, è stata costruita l’Aula Guidi e l’annessa galleria, utilizzati come spazi didattici ed espositivi; nel 2001 l’ex teatro è stato trasformato in sala polivalente come “Padiglione De Vita”.

MUSEO DI PALAZZO POGGI
(via Zamboni, 33)

Museo Palazzo Poggi

La struttura del Palazzo che ospita il Museo risale agli interventi cinquecenteschi di trasformazione e ampliamento della casa acquistata alla fine del XV secolo dalla famiglia Poggi. Si deve a Giovanni Poggi, potente ecclesiastico e figura eminente della curia papale, l’idea di ingrandire e abbellire il palazzo attorno alla metà del ‘500. Il progetto degli interventi, da alcuni studiosi attribuito a Pellegrino Tibaldi, da altri a Bartolomeo Triachini, da altri ancora a Gaetano Alessi, prevedeva una struttura su due piani, caratterizzata da un’imponente facciata sulla via San Donato (oggi Zamboni), un atrio a una loggia porticata, lo scalone d’accesso al piano nobile.
Fu con la nascita nel 1711 dell’Istituto delle Scienze – ambizioso progetto ideato dal generale Luigi Ferdinando Marsili per mettere in relazione le scienze, gli scienziati e le sperimentazioni tra loro – che, nell’antica dimora senatoria di Palazzo Poggi, trovarono posto una sequenza di laboratori, gallerie, officine volte a contenere l’intera enciclopedia del sapere scientifico.
Risale al 1726 l’ultimazione dei lavori dell’osservatorio astronomico (la Specola), su progetto di Giuseppe Antonio Torri e di Carlo Francesco Dotti, mentre nel 1744 venne completata l’Aula magna della Biblioteca dell’Istituto delle scienze (oggi Biblioteca universitaria) su progetto di  Dotti. In epoca napoleonica, nel 1803-1805, la sede dell’Università dall’Archiginnasio venne trasferita proprio a Palazzo Poggi prendendo possesso dei laboratori dell’antico Istituto, provocando la diaspora delle collezioni sino ad allora qui conservate e la successiva nascita di una miriade di musei tematici. E’ stato solo negli anni 2000, che in virtù di un completo restauro guidato da un rigoroso progetto culturale, perseguito con lungimiranza durante il rettorato di Fabio – Roversi Monaco, palazzo Poggi ha recuperato il suo ruolo di luogo eccellente del sapere.
Custodite in quattro sale del piano nobile di Palazzo Poggi vi sono alcune tra le più importanti cere  anatomiche mai realizzate al mondo, grazie alle quali nel Settecento Bologna divenne famosa riscuotendo l’apprezzamento della comunità scientifica internazionale, costretta, a partire dalla fine del XVII secolo, a ricorrere ai preparati in cera a causa della scarsità di cadaveri e dei cattivi risultati ottenuti nella loro conservazione. Alle suggestive cere realizzate da Ercole Lelli, dal suo allievo Giovanni Manzolini e dalla moglie di questi, Anna Morandini, si affianca l’esposizione dei primi strumenti settecenteschi usati per la didattica della scuola di ostetricia (terrecotte, ferri, una macchina e una sedia da parto).

MUSEO DELLE CERE ANATOMICHE LUIGI CATTANEO
ANATOMIA UMANA E ISTOLOGIA
Aula Magna Olivo
(via Irnerio, 48)

Inaugurato nell’ottobre del 2000, il Museo delle Cere Anatomiche «Luigi Cattaneo» accoglie opere ottocentesche di Anatomia Patologica umana, modelli in cera e gesso, scheletri e ossa, realizzati in gran parte dai ceroplasti Giuseppe Astorri e Cesare Bettini sotto la guida degli anatomisti Francesco Mondini e Luigi Calori. La collezione è arricchita anche da un  importante nucleo, raccolto da Cesare Taruffi, primo professore di Anatomia Patologica della scuola medica bolognese,  di preparati “a secco” e modelli in cera riguardanti le malformazioni congenite e patologie varie, che riveste un ruolo fondamentale da un punto di vista scientifico e storico.

La Fondazione Carisbo e Genus Bononiae. Musei nella Città, indicano come luogo di cultura da visitare:

 

CASA SARACENI
(via Farini, 15)

Considerata uno fra gli edifici di maggiore interesse che il rinascimento cittadino abbia prodotto verso la fine del xv secolo e storica residenza della nobile famiglia Saraceni, è stata acquistata nel 1930 dal Credito Fondiario della Cassa di Risparmio in Bologna.
Nel 1930 l’istituto di credito, per far fronte alle nuove esigenze funzionali dei servizi bancari cui era destinato il fabbricato, ne affida il ripristino all’ingegnere Augusto Baulina Paleotti: all’esterno viene salvaguardato l’aspetto originario della facciata, mentre l’interno è completamente rinnovato con l’intento di dar maggior decoro e solennità agli ambienti. Al pianterreno viene aperto uno scalone marmoreo impreziosito da volte decorate a ‘raffaellesche’, opera di Roberto Franzoni (1882-1960), esponente di spicco dell’Art Nouveau bolognese, che a casa Saraceni firma l’intero apparato decorativo consegnandoci il suo lavoro più complesso e riuscito.
In epoche più recenti, il palazzo è divenuto sede della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna (Carisbo), che ne ha promosso un ampio e articolato progetto di restauro. Oggi è aperta al pubblico in occasione di mostre d’arte ed eventi culturali di richiamo, che vengono ospitati al piano terra.