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La discussione sull’impiego di farmaci cardio-vascolari durante la pandemia

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Introduce: Gilberto Corbellini 

La pandemia da COVID-19 ha fatto emergere incertezze ed insicurezze circa la solidità delle nostre conoscenze e la tenuta dei sistemi sanitari a livello mondiale. Tra le incertezze irrisolte, spicca la reale efficacia delle strategie terapeutiche con informazioni che si sono succedute e rincorse circa il ruolo in prima istanza taumaturgico e poi deleterio di trattamenti solo ipotetici o basati su esperienze precedenti e con limitata affinità. Abbiamo assistito allo sconvolgimento dei principi della ricerca, alla cancellazione della medicina basata su prove, a decisioni basate solo sulla presunzione soggettiva di efficacia e alla necessità di ritrattazioni clamorose da parte di riviste mediche estremamente prestigiose, probabilmente ingannate da “ricercatori” in cerca di fama e successo personale. Tra i fatti più deleteri causati dalla presunzione di efficacia, cui abbiamo assistito in epoca COVID-19, vi è la vicenda dei farmaci inibitori del RAS (ACE-inibitori e sartani) ampiamente utilizzati nella popolazione in era pre-COVID ed erroneamente indicati come possibili “untori” farmacologici, cioè in grado di promuovere il contagio con conseguenze disastrose in termini di continuità terapeutica e possibili conseguenze.
Oggi quel mondo impazzito e basato per lo più su congetture e letture di comodo della realtà può essere giudicato con maggiore obiettività e distacco ipotizzando una soluzione per un futuro in cui la ragione possa avere di nuovo il sopravvento, anche quando le evidenze scarseggiano e la tentazione di soluzioni autarchiche si affaccia pericolosamente.

 

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Quick Info

  • 9 Ottobre 2020
  • 17:30
  • Evento in Live streaming