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La chirurgia delle cardiopatie congenite: evoluzione e complessità

A cura di Intesa Sanpaolo

Ogni anno nel mondo nascono 1.35 milioni di bambini affetti da una cardiopatia congenita. Il 40% se non trattato muore nel primo anno di vita e circa il 30% costituisce una urgenza clinica. Il successo del trattamento chirurgico di queste patologie è il risultato della visione pioneristica di medici il cui obiettivo è stato quello di ripristinare una anatomia e una fisiologia compatibili con la vita. Nel 1939, il Journal of the American Medical Association celebrò il successo della prima correzione chirurgica di dotto di Botallo pervio in una bambina di 7 anni e diede inizio alla storia della cardiochirurgia pediatrica. Da allora, il progresso nelle conoscenze anatomiche e della fisio-patologia delle cardiopatie congenite, la continua ricerca di interventi chirurgici sempre più correttivi insieme con l’evoluzione dei biomateriali e dei mezzi diagnostici, hanno permesso di ottenere dei risultati entusiasmanti nella cura di queste patologie congenite.
Negli ultimi decenni, grazie alla tempestività della diagnosi, che oggi avviene nella maggioranza dei casi in epoca fetale, più del 90% dei bambini operati per una cardiopatia congenita raggiunge l’età adulta. Non sempre però la chirurgia convenzionale consente di risolvere i problemi legati alla cardiopatia di base e quindi è necessario ricorrere al trapianto cardiaco o ventricoli meccanici. Gli studi inerenti alle terapie rigenerative, i processi di decellularizzazione dei biomateriali e le terapie con cellule staminali potrebbero ancora rivoluzionare la cardiochirurgia pediatrica.

Quick Info

  • 10 Maggio 2019
  • 14:30
  • Sala di Re Enzo